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PREMESSA

 

 

Il problema dell'educazione è sempre uno dei problemi fondamentali dello sviluppo visto in tutti i suoi aspetti: infatti, al di là della cultura, esso riguarda complessivamente l'Uomo e la Società.

La professione dell'insegnante ed in special modo la figura dell'Insegnante di Sostegno è scissa dalla competenza tecnica, cioè non è vera e propria attività di esperto. Non è difficile rendersi conto di questa situazione, dalla radicata mentalità antiprofessionale degli insegnanti. Sta di fatto che stenta a farsi strada l'idea della necessità di una seria preparazione metodologica della forma, cioè di un possesso critico e personale dei mezzi e degli strumenti occorrenti per dar vita ad una proficua azione didattica. Occorre cioè provvedere che tutti gli insegnanti, oltre a conoscere la loro particolare materia di insegnamento, possono contare su vere e proprie capacità educative da acquisire attraverso la pedagogia, la metodologia, la psicologia dell'educazione oltre che un adeguato tirocinio. L'educazione, come ben si sa, è tutta una questione di apprendimento e questo deve portare a considerare due problemi fondamentali:

1) di ordine psicologico (interesse e abilità dell'allievo, quali vie percorre l'apprendimento, quali fattori, oltre quello intellettuale hanno peso nel processo di apprendimento.

2) di ordine metodologico (quali condizioni, quali materiali occorrono impiegare, perché esso si svolga nel modo più proficuo)

Ecco delinearsi lo scopo di questo volumetto realizzato in base alle mie esperienze dirette: pubblicandolo ho cercato di fornire agli educatori ed in particolar modo agli insegnanti di sostegno, un testo di facile consultazione, dove sono presenti, insieme all'esposizione di principi teorici, i risultati pratici della loro applicazione e della loro sperimentazione. A coloro che mi hanno aiutato con i loro consigli porgo un sentito ringraziamento sperando che anche in futuro essi non manchino di segnalarmi quanto può servire per un perfezionamento di questo strumento di lavoro che ha l'esigenza di mantenersi sul piano di una trattazione elementare permettendo al contempo di fare esperienza di alto significato umano.

 

Maggio 1984

 

 

 


 

 

Santo  Zambuto

 

HANDICAPPATI E SCUOLA

ESPERIENZE SULL'INTEGRAZIONE SCOLASTICA DI ALUNNI PORTATORI DI HANDICAP

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Note introduttive

 

L' A L U N N O            H A N D I C A P P A T O

 

 

 

 

 

 

Le cause che possono originare una minorazione nell'uomo, sia nel ragazzo che nell'adulto, sono molteplici. Tale minorazione, inerente alla sfera fisica e psichica, lo può rendere inferiore agli occhi degli altri e può generare nell'individuo un complesso di inferiorità tale da condizionarne lo sviluppo della personalità. Gli Handicap possono suddividersi in fisici e psichici. Il gruppo degli handicappati fisici comprende i ciechi, i sordi, i sordastri, i sordomuti e coloro i quali, per un qualsiasi motivo, mancano di uno o più arti. Questi handicap hanno importanza psicologica a causa della loro influenza sulla personalità di coloro che ne sono affetti e per il problema di adattamento che sono a loro connessi. Il gruppo dei minorati psichici comprende tutti quei soggetti che hanno difetti affettivo-volitivo della personalità e difetti intellettivi. Questi difetti possono dipendere da alterazioni del sistema nervoso centrale o anche di origine ereditaria. Le anormalità del carattere possono essere numerose e difficili da stabilirsi. La determinazione generale che si dà a tale forma è quello di instabilità considerando come instabili quegli individui che si mostrano indisciplinati, irrequieti, mutevoli. Anche forme di irregolarità motoria e di instabilità psichica che in seno alla famiglia potevano passare inosservati, possono acquisire un rilievo particolare a scuola, impedendo una perfetta concentrazione e quindi rendendo scarso il profitto scolastico. Tutte le forme di anormalità, sia dal punto di vista intellettivo che caratteriale nell'età evolutiva si possono suddividere in encefalopatiche e biopatiche. Le forme encefalopatiche traggono origine da qualche malattia specifica del sistema nervoso avvenuta durante il periodo dell'età evolutiva. Le forme biopatiche sono invece legate a caratteri degenerativi ereditari e quindi non provocate da lesioni o malattie. Sfiorano situazioni patologiche certe forme di disadattamento scolastico e sociale provocato il più delle volte da difficoltà familiari, conflitti, educazione sbagliata o addirittura inesistente. Spesso il minore, a causa di ciò, può divenire antisociale ed incappare nei rigori della giustizia. Spesso l'instabile può risultare incapace a sottomettersi ad una disciplina sia familiare che scolastica e finire così spinto al vagabondaggio se non addirittura al furto o al delitto, nel peggiore dei casi. Un tempo questi individui erano definiti comunemente delinquenti; oggi per fortuna, si studiano adeguati ed opportuni provvedimenti di recupero scolastico, professionale e sociale.   

 

L'OSSERVAZIONE DELL'ALUNNO HANDICAPPATO

 

Elemento importante della programmazione educativa è l'osservazione sistematica dell'allievo. E' questa, un'operazione che non può essere assolutamente affidata al caso, al fiuto o al buon senso, ma deve anzi, impegnare uniformemente tutti i componenti del consiglio di classe. Purtroppo nella realtà, per svariati motivi (un elevato numero di alunni, tempi brevi, ecc, ) va a finire che i più si limitano ad integrare il lavoro dei colleghi con poche e superficiali impressioni. Del resto, anche se tutti i membri del Consiglio di Classe risultano attivamente impegnati, non sempre l'osservazione risulta sistematica e corretta. Questo perché ogni allievo tende a modificare di continuo i suoi comportamenti e le sue risposte; infatti, il pacifico alunno della prima ora di lezione può risultare insofferente e scatenato alla quinta ora, con rendimenti diversi da quelli effettuati di prima mattina. Del resto sappiamo benissimo quanto si è indotti a sopravvalutare risposte di alunni estroversi e padroni del linguaggio rimanendo sfavorevolmente colpiti dal mutismo o dall'eccessivo imbarazzo di altri. Per evitare simili rischi e dei dati scarsamente veritieri, occorrerà osservare l'alunno (ed in particolar modo l'alunno handicappato) in modo sistematico e raccogliendo i dati in tempi distanziati, tenendo presente che il soggetto, come abbiamo già detto precedentemente, è in età evolutiva, e può essere quindi influenzato dall'ambiente socio-culturale che lo circonda e dall'ambiente scolastico in cui è inserito. Ciò che si è detto non deve sembrare eccessivo, poiché molto spesso un giudizio solitario si viene a tramutare in una valutazione definitiva con l'inevitabile conseguenza di attribuire a Pierino un ruolo negativo e a Carletto un ruolo positivo.    

 

LA VALUTAZIONE

 

La valutazione, anche nell'alunno handicappato, è necessaria e profondamente educativa quando aiuta lo stesso a comprendere l'andamento del lavoro scolastico. Approfitto dell'occasione per dire qualcosa sulla bocciatura o la promozione per partito preso in special modo quando si tratta di alunno handicappato. Bisogna rifuggire quella bocciatura che non dà allo scolaro la coscienza dei propri limiti, non lo spinge a recuperare, mentre ne aumenta gli svantaggi. Allo stesso tempo bisogna respingere la promozione per partito preso che non accresce il livello socio-culturale dell'allievo e che distoglie l'insegnante da un maggior impegno educativo specialmente nei confronti di alunni handicappati. Questo modo di agire non giova proprio a nessuno: né al ragazzo, né all'intera scolaresca. La valutazione dell'alunno handicappato non si deve limitare alle sole operazioni intellettuali, ma al comportamento, al linguaggio, ecc. poiché i fattori sociali ed emotivi influenzano positivamente il rendimento culturale. Poiché è errato valutare l'alunno handicappato solo su risposte a prove oggettive, è opportuno l'uso di test adeguati per raggiungere una piena valutazione. Questi test potranno essere individualizzati o assegnati a piccoli gruppi.  

 

L'INSEGNAMENTO ALL'ALUNNO HANDICAPPATO

 

Prima di parlare dell'insegnamento all'alunno handicappato è bene vedere in modo specifico quali sono i possibili handicap per potere poi tracciare la linea di un possibile, concreto intervento. Gli handicap si distinguono in: motori, sensoriali, mentali, comportamentali, culturali.

 

L'HANDICAP MOTORIO

 

L'handicap motorio produce disturbi della coordinazione, dell'equilibrio e dei movimenti involontari (paralisi, etc.). Ha origine da una lesione cerebrale che, però non interessa il più delle volte la funzione intellettiva. Questi soggetti vanno dal normodotato fino all'insufficiente mentale grave. A questa categoria vanno inclusi anche gli spastici.

 

L'HANDICAP SENSORIALE

 

L'handicap sensoriale interessa la vista, l'udito (ovvero la perdita totale o parziale della vista o dell'udito). 

 

L'HANDICAP MENTALE

 

L'handicap mentale interessa la sfera delle capacità intellettive e handicap secondari di natura socio-affettivi.  

 

L'HANDICAP COMPORTAMENTALE

 

L'handicap comportamentale non ha riscontri organici, ma si attiene a comportamenti socio-emotivi economici così come l'handicap culturale. Della massima importanza è il tenore dell'habitat familiare. Nella scuola, l'handicappato comportamentale è spesso scambiato per un debole mentale. Spesso e volentieri non ha stimolazioni da parte dei genitori. Tuttavia egli può essere recuperato e opportunamente rimotivato. Un discorso a parte va fatto sui dislessici e sui disgrafici, cioè su coloro i quali hanno difficoltà molto gravi nella lettura e nella scrittura. Questi elementi possono risultare da esami clinici perfettamente efficienti dal punto di vista intellettivo, sensoriali e non turbati dal punto di vista affettivo. Nel ragazzo normale il difetto che si riscontra nei dislessici dura poco tempo, mentre nel dislessico può persistere per parecchi mesi, anche per anni. Oltre alle evidenti difficoltà nella lettura, nel dislessico va notata anche una scarsa o nulla comprensione del testo che va leggendo oltre a ricorrenti blocchi dinanzi a parti più complesse. E, come abbiamo detto prima, i difetti di lettura si riflettono sulla scrittura. Addirittura la disgrafia può persistere per un periodo più lungo o addirittura stabilizzarsi definitivamente. E' da notare che questa incoordinazione è strettamente specifica, legata cioè alla scrittura. Si possono avere così ragazzi abilissimi nel disegno o in altre materie e che tuttavia sono disgrafici. Per quanto riguarda la rieducazione, l'insegnante deve saper agire sull'alunno nel modo più idoneo. Innanzi tutto deve saper distinguere il caso e la forma di disturbo (blesità, balbuzie, etc.) che si vengono a manifestare attraverso blocchi o inceppamenti del flusso verbale. Lo stesso principio vale per la disgrafia la quale può essere risolta benissimo senza applicazioni specifiche eccetto i casi gravi. Spesso la parola disgrafia, che significa impossibilità di esecuzione del senso grafico, è scambiata per disortografia, che racchiude tutte quelle difficoltà di ordine ortografico che l'alunno supera di solito in tempi più o meno lunghi. Infatti, chi di noi durante i primi approcci con la scrittura non ha omesso qualche doppia o dimenticato qua e là un accento o confuso qualche lettera?Spetta quindi all'insegnante evitare che questi errori ortografici creino delle difficoltà tali da richiedere in futuro un recupero specifico. Spesso, come abbiamo già detto, al disturbo del linguaggio è associato una difficoltà nell'apprendimento della scrittura. E' chiaro che se il bambino non articola in modo corretto una consonante o la sostituisce con un'altra, trascrivendola riporterà l'errore. Se il bambino, per esempio, non ha capito che i suoni sc - gn, pur essendo costituiti da due consonanti diverse, formano nella pronuncia un sol suono, egli, quando dovrà scrivere la parola "cognome" scriverà "coniome", "usio", etc. Da questi esempi nasce la necessità di risolvere quei problemi che dipendono dall'impostazione inesatta di alcune forme articolate. Tutto ciò va risolto agendo sul linguaggio orale. Le esercitazioni scritte vanno applicate ove si riscontrano casi di disortografia le cui cause non risiedono in disturbi del linguaggio ma in altre cause determinanti. Inoltre l'educatore deve saper capire se i problemi di comunicazione dell'alunno risiedono in difficoltà espressive alunno-adulto e cioè di ordine psicologico, ossia un difetto tecnico. Fatto importante anche questo, l'educatore deve appurare se i suoi allievi capiscono il suo linguaggio o meglio ancora se sanno seguire il discorso di un adulto. Un altro discorso strettamente legato al precedente argomento è l'ascolto della lettura. Oggi purtroppo questa sana abitudine di raccontare o far leggere qualcosa ai ragazzi è venuta in disuso, ma la lettura della storia o di una fiaba ha due grandi valori: aiuta il ragazzo a far lavorare l'immaginazione (quindi importanza psicologica), inoltre il soggetto impara ad ascoltare e questo è molto importante per chi ha difficoltà di apprendimento della parola. Nella lettura l'insegnante che legge funge da "modello lettore" aiutando il ragazzo nella percezione esatta di come si legge, di come una lettura molto veloce può risultare poco chiara a chi ascolta. La scelta del testo dovrebbe essere lasciata all'alunno affinché questo utile esercizio non sia considerato dall'alunno, imposto. Per aiutare, dunque, il ragazzo disortografico è indispensabile, farlo leggere molto; infatti, questo è l'unico modo per acquisire modelli di espressione e come la lingua scritta utilizza determinate strutture sintattiche. Per quanto riguarda la lettura, se il ragazzo continua ad inventarsi le parole ed ha un modo stentato di procedere, non potrà mai capire il contenuto e la conseguenza sarà una costante impreparazione dell'alunno stesso nello studio. Quindi non si può pretendere una completa comprensione di ciò che si legge se non si ha una padronanza della lettura. Per ovviare a ciò è inutile far fare interminabili riassunti scritti: ciò non potrà essergli d'aiuto perché non capiscono bene quello che leggono. Piuttosto sarà bene far rileggere molte volte lo stesso brano fino a quando sarà in grado di riconoscere bene i termini. Solo allora il ragazzo sposterà la sua attenzione al senso ed alla comprensione di ciò che sta leggendo. Inoltre, di tanto in tanto, sarà utile fargli delle precise domande attinenti a ciò che sta leggendo per fargli distinguere i particolari del brano. Solo così dovrebbe finalmente riuscire a riassumere correttamente. Ritornando all'argomento insegnamento e senza proferire le solite critiche sulla Scuola Italiana, possiamo dire che ben poco si è fatto per realizzare un insegnamento attivo, fondato cioè sulla piena e concreta conoscenza dei soggetti e sul pieno sviluppo del loro "IO". La metodologia è rimasta ancorata all'offerta ed alla verifica di nozioni, non curandosi affatto della necessità di quanti non sanno adattarsi con prontezza ai suoi contenuti nozionistici. Quindi, tenendo presente che in questa sede non s'intende sminuire la qualità dell'istruzione così com'è adesso, ci interessa mettere in evidenza l'utilità del suo aspetto qualitativo che consente un apprendimento di tipo operativo. Per realizzare tutto ciò è chiaro che bisogna conoscere a fondo la struttura del nostro alunno che è per di più un oggetto in fase evolutiva. Situazione, questa, che non lascia assolutamente spazi all'improvvisazione, alla fantasia ed al caso. Nell'educazione e nella rieducazione in particolare, bisogna sempre preparare con un certo anticipo il proprio lavoro o il programma d'intervento. Comunque non è detto che questo programma debba essere seguito alla lettera, ma si deve prevedere una certa elasticità. Inoltre l'educatore deve tenere conto di certe aspettative o dell'evoluzione spontanea di certi fatti. Il segreto sta nel sapere come farlo. Preparare con anticipo la propria lezione è importante come l'annotare, durante la stessa i momenti salienti, le impressioni, le reazioni, le difficoltà incontrate dagli alunni. La messa in opera dei diversi mezzi d'insegnamento ha bisogno di un dialogo aperto con l'alunno, ma al tempo stesso responsabile. Al tempo in cui lo scrivente sgualciva i calzoni sui banchi di scuola regnava il principio dell'autorità che rassicurava certamente i genitori ma non il sottoscritto. Attualmente tale sistema è stato sostituito con latri metodi ma non sembra che ilo risultato sia stato molto lusinghiero, dato che il sottoscritto non si sente ugualmente rassicurato e che, come tutti gli altri colleghi ondeggia fra due poli diversi: autoritarismo e non autoritarismo. Se per autoritarismo intendiamo il diritto che ha l'adulto, in questo caso l'insegnante, di imporre obbedienza al discepolo e se questo termine è utilizzato anche per esprimere una certa qualità che permette di far nascere il rispetto e la fiducia del bambino nei confronti dell'insegnante, allora ben venga questo autoritarismo. Ma se l'educatore si sostituisce in tutto e per tutto al bambino nella scelta e nell'azione sopraffacendo totalmente la libera scelta dell'allievo, allora l'autoritarismo diventa un atteggiamento ambiguo che può mascherare le difficoltà che l'adulto ha con se stesso.

 

Si riportano qui di seguito alcuni esempi:

A) ATTEGGIAMENTO NON DIRETTIVO- PRIMO CASO

B) ATTEGGIAMENTO DIRETTIVO L'atteggiamento favorevole è senza dubbio quello che permette all'educatore di inserirsi nel gruppo come leader privilegiato, senza concentrare su di sé tutte le attenzioni, in modo da poter svolgere pienamente il proprio compito che è quello di ponte fra il bambino ed il mondo esterno.   

 

SOCIALIZZAZIONE DEL SOGGETTO HANDICAPPATO

 

Capita spesso vedere nelle classi gruppi di alunni impegnati in una ricerca. Avere lo stesso fine, avere lo stesso itinerario nello stesso tempo, con gli stessi mezzi; lavorare insieme, cooperare, presentare agli altri membri il lavoro svolto come risultato di tutti i membri del gruppo è certamente un'attività di alto valore educativo non solo nel campo culturale ma anche nel campo sociale. Quel gruppo deve provvedere alla divisione dei compiti, alla concordata scelta dei mezzi e delle tecniche, deve selezionare dei dati e organizzare di comune accordo la relazione con gli altri gruppi. Tutto questo è autentico servizio di vita sociale. Avviare i giovani, ed in particolare i giovani handicappati a queste esperienze vuol dire realizzare oggi in loro le condizioni del primitivo, autentico rapporto sociale e per domani un gusto particolare per l'organizzazione e per una predisposizione al rapporto sociale. Tutto ciò va bene quando si ha a che fare con alcuni mormodotati. Infatti, le difficoltà crescono quando a stabilire un rapporto del genere è un alunno handicappato. E' risaputo che l'aspetto fisico ha grande rilevanza (come per esempio una deturpazione al viso) nel momento in cui il soggetto deve inserirsi nel gruppo scolastico. Nel caso di un handicappato mentale le reazioni non sono mai immediate, anzi la scolaresca può tentare addirittura spontaneamente, un approccio. Ed è proprio quest'approccio che l'insegnante di sostegno deve cercare di coltivare, scongiurando un eventuale rigetto. Purtroppo nell'instaurare un rapporto di socializzazione la difficoltà, il più delle volte, parte dallo stesso handicappato, a causa dell'incapacità di instaurare un dialogo, dall'esperienza e a volte dalla mancanza dei principali motivi che sono alla base di un incontro (giochi, ecc). Spesso l'ansia dell'incontro stesso lo rende goffo, insicuro, maldestro. Anche la famiglia può influire positivamente o negativamente secondo i casi. A volte una eccessiva protezione può acuire il senso di diversità dell' handicappato, procurando inutili e pericolose ansie. Invece là dove la famiglia ha dimostrato una completa accettazione, il soggetto appare sereno, rilassato e proclive ad accettare qualsiasi rapporto; in parole povere a collaborare. E qui ha molta importanza la preparazione della scolaresca la quale si appresta ad accogliere in seno alla piccola comunità un ragazzo handicappato. Innanzi tutto si deve evitare la curiosità morbosa che porta all' indipendenza. L'insegnante deve preoccuparsi di fornire in anticipo tutte le informazioni che ritiene opportune possano servire a presentare l'handicappato, evitando tassativamente di suscitare nella mente della scolaresca commiserazione o pietà. Deve fare un ragionamento a parte con i ragazzi che manifestano azioni di rigetto cercando l’origine della causa ( ignoranza o pregiudizi ).L' influenza sociale della scuola è quindi più generale e più formatrice di quella della famiglia, preparando meglio il ragazzo a vivere in maniera autonoma in una comunità più complessa di quella familiare. A volte gli influssi della famiglia e della scuola possono creare dei contrasti o addirittura degli sdoppiamenti della personalità. Purtroppo è estremamente difficile neutralizzare un'azione negativa della faglia nella formazione della personalità. Parlando di socializzazione è opportuno fare un breve riferimento ad un procedimento tecnico che ci permette di giungere ad una diagnosi della capacità individuale di integrazione nel gruppo sociale. Il metodo che si definisce "sociometrico", è basato sul principio delle libere scelte tra gli individui facente parte di un gruppo i quali sono invitati a dichiarare le loro preferenze per gli individui del gruppo stesso. In poche parole il test sociometrico, spesso utilizzato nella scuola con la presenza o meno dell'handicappato, offre un quadro obiettivo della relazione esistenti fra i vari membri di un gruppo ( nel nostro caso di una scolaresca) valutando accettazioni o rifiuti. Bisogna dire, però, che molto spesso la figura sociale dell'handicappato non risulta veritiera, poiché la pietà o l'indifferenza ha indotto alla bugia.

 

L' INTELLIGENZA ED IL CARATTERE

 

Gli aspetti fondamentali della personalità per così dire appariscenti sono l'intelligenza ed il carattere. Non è difficile notarli poiché la vita di tutti i giorni ci ha reso familiare alla conoscenza di questi due aspetti nei rapporti con il mondo che ci circonda. L'intelligenza ed il carattere sono strettamente legati ed al servizio della vita. Le funzioni emotive - affettive (il carattere) hanno il compito di favorire l'adattamento dell'individuo nell'ambiente sociale che lo circonda; le funzioni intellettuali permettono all'individuo di meglio utilizzare i mezzi per adattarli nel migliore dei modi possibile all’ambiente. Comunemente l'intelligenza viene spesso confusa con la cultura l'educazione, l'intuizione. Secondo lo Sterno l'intelligenza è la capacità psichica generale di adattamento a compiti e condizioni nuove della vita. L'attenzione, dunque, dipende dalla possibilità di concentrazione del grado di tensione, ovvero dalla capacità di attenzione. Essa ha una proprietà caratteristica che è presente in quasi tutti gli esseri viventi: la ritenzione; ovvero la capacita di conservazione delle esperienze fatte nel corso della nostra esistenza. Senza di essa non avremmo la possibilità di una continuità della vita psichica. La concentrazione dell'attività mentale secondo una certa tensione è in rapporto alla possibilità di dirigersi verso un tipo qualsiasi attività. Infatti, l'attenzione può essere spontanea o volontaria a seconda che la concentrazione viene dall'esterno oppure è doverosa la partecipazione di tutta la personalità. Volendo chiarire la differenza fra l'intelligenza e carattere, possiamo dire benissimo che mentre l'intelligenza è un dato originario impossibile da modificare così come l'altezza che una volta raggiunto il suo livello non lo cambia più nella persona adulta, il carattere è invece una risultante della tonalità emotivo - sentimentale - affettiva. Il tedesco Lersch definisce così il carattere: il carattere psicologico è quel complesso di proprietà individuali che cominciano a rivelarsi in un soggetto appena egli esce dallo stato di incoscienza delle prime fasi di vita che vanno sempre affermandosi in quel complesso di sentimenti, di intenzioni, di propositi, di idee nelle quali il soggetto sente di vivere la propria individualità. In parole povere le nostre idee sono sempre accompagnate da sentimenti. Ogni situazione determina nell'individuo una duplice reazione intellettiva. La reazione affettiva precede quasi sempre quella intellettiva. Infatti, prendiamo l'esempio di un neonato che piange di fronte ad una persona che non conosce. Ma in seguito, comprendendo che la persona nuova non gli vuole fare del male, smette di piangere. Tutto ciò avviene anche negli adulti.    

 

 

 

 

L'APPRENDIMENTO

 

Lo scopo principale per cui il ragazzo va a scuola è quello di imparare. Questa occupazione è tipica dell'età evolutiva. Il primo sintomo di debolezza mentale si riscontra in una limitata possibilità di apprendimento. Da questo punto di vista dinamico apprendimento significa "acquisto di un'abilità in funzione della ripetizione" e si può collegare benissimo con l'attitudine ed ha come base la memoria. L'apprendimento può essere sensoriale, poiché induce all'acquisizione dell'abilità a ricevere stimoli motori: motorio in quanto è in rapporto allo sviluppo della motricità verbale, in rapporto all'acquisizione del significato dei vocaboli; ed infine ideativo perché si riferisce ai concetti espressi più che alla maniera di esprimerli. Un aspetto importante dell'apprendimento è il suo stretto rapporto fra capacità di apprendimento ed età. Infatti, durante tutto il periodo dell'età evolutiva, la capacità di apprendere si può raffigurare con una curva ascendente. In sostanza l'apprendimento è frutto dell'esercizio, cioè della ripetizione di un atto fino a quando si avrà un miglioramento dell'atto stesso sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo ed è di fondamentale importanza per l'intelligenza. La curiosità, come l'imitazione, è strettamente collegata all'apprendimento. Un ragazzo che non manifesta curiosità, che rimane insensibile alle diverse situazioni in cui si può trovare, manca di un motivo essenziale per l'arricchimento della propria esperienza ed è inerte dal punto di vista pratico e molto probabilmente resterà tale anche dal punto di vista intellettuale. Tutto ciò si vede a scuola, la quale, per essere efficiente deve essere molto attiva in modo da stimolare gli interessi degli allievi. Nel bambino handicappato la motivazione, cioè quella forza interiore che spinge l'individuo all'attività è piuttosto passiva, ossia viene meno una qualsiasi partecipazione attiva da parte del soggetto anche in operazioni apparentemente semplici. Ci troviamo, dunque, di fronte a quei casi di alunni che si definiscono comunemente "demotivati". Grande importanza assumono in questo caso le situazioni ambientali in cui si vengono a trovare questi individui; infatti, gran parte delle motivazioni che guidano i nostri comportamenti ed orientano la nostra personalità, ci sono suggeriti dall'ambiente sociale e cioè dalla famiglia, dalla scuola, ecc. che, come sappiamo, regolano le condizioni di vita dell'individuo sin dai primi anni di vita. Ovviamente i sistemi usati per favorire l'apprendimento sono diversi da individuo ad individuo. Per fare un esempio, un insegnante di aritmetica che si limita ad una scarna rappresentazione di cifre, sarà meno efficace di quell'altro insegnante che propone lo stesso argomento con problemi pratici tratti dalla vita di tutti i giorni e facilmente comprensibile dagli alunni. La stessa cosa si può dire della lettura che sarà più facilmente comprensibile del cosiddetto metodo globale. In parole povere si vuol dire che bisogna creare nell'alunno demotivato o facilmente distratto, un forte interesse per facilitare maggiormente la fissazione dei modelli di ispirazione, ovvero la somma dei motivi che spingono l'individuo all'attenzione.  

 


 

PARTE SECONDA

 

 

Qui di seguito sono riportate alcune esperienze che ho personalmente avuto con dei ragazzi che presentavano handicap fisici e psichici. Alcuni di questi ragazzi erano allievi di un Istituto privato gestito dai P.P. Vocazionisti di R. ove ho prestato la mia opera come Istitutore. Altri sono ospiti di un Istituto di Rieducazione per Minorenni di A. ove ho lavorato come educatore. Altri frequentano attualmente la Scuola Media Statale di S. ove opero come Insegnante di Sostegno. Tutti questi ragazzi hanno, anche se provenienti da ambienti diversi, un punto in comune: la mancanza di un valido appoggio socio-familiare che, sommato al loro handicap specifico, peggiora ulteriormente il loro difficile inserimento nel contesto sociale.  

 

FRANCESCO 

Di anni sedici, assolutamente demotivato ad apprendere, caratteriale. Il padre del ragazzo vive, separato dalla moglie, con una giovane di 24 anni. La madre abita in una grande città del nord con un convivente e i due figli di quest'ultimo. Fa la domestica ed è scarsamente interessata al figlio ed al suo benessere. La conseguenza è che Francesco è stato istituzionalizzato sin da piccolo. Attualmente è ricoverato presso l'Istituto di Rieducazione per Minorenni di A. Da qui la mancanza di affettività che ha indotto Francesco a chiudersi in se stesso denunciando gravi disturbi della personalità: è rissoso, violento, si comporta male con i compagni i quali, a loro volta, lo evitano volentieri. E' completamente demotivato ad apprendere. Oltre a questo presenta casi di enuresi notturne molto frequenti. E' evidente che le cause delle sue turbe e del precario inserimento scolastico traggono origine dalla sua tragica situazione familiare. Egli non ha mai accettato l'istituzione e avrebbe piacere andare ad abitare con la madre anche se entrambi i genitori non sono idonei a sostenere il loro ruolo. Il consiglio di classe della Scuola Media di A. dove Francesco frequenta la classe terza, lo ha già sospeso una volta per avere rubato una modesta somma a danno della macchinetta del caffè in dotazione alla scuola. Ciò denota la grave anomalia comportamentale del ragazzo. A questo punto abbiamo tentato di rimotivare il ragazzo per altra via; abbiamo cercato la madre, la quale, dopo vari tentativi per convincerla, aveva accettato la proposta di prendere con sé Francesco per circa un mese durante il periodo estivo. La situazione comunque era diventata insostenibile; la sospensione dalla scuola lo aveva reso più violento e chiuso in sé stesso ancora più che mai. Alcuni suoi amici, anch'essi ospiti dell'Istituto, hanno pregato noi educatori ed il Direttore dell'Istituto a far riammettere Francesco a scuola. Purtroppo non siamo riusciti ad ottenere nulla. Intanto era già tempo di vacanze. Naturalmente Francesco era stato bocciato. Gli altri ragazzi, i più fortunati, erano andati in vacanza presso le rispettive famiglie. Intanto la madre di Francesco si fa viva per riconfermare la sua decisione ovvero a prendere con sé Francesco per un mese. Al suo ritorno Francesco, almeno apparentemente, era abbastanza rilassato da questa sua esperienza (erano trascorsi molti anni dall'ultima volta che era stato assieme alla madre). Per un paio di mesi va tutto bene e col nuovo anno scolastico ritorna a scuola. Poi una sera bussano all'Istituto due persone di un paese vicino e chiedono di poter parlare con il Direttore. Asseriscono che Francesco ha forzato il tettuccio di una "500" e sottratto dall'interno un portafogli con dentro circa centomilalire. Il fatto, dal punto di vista giudiziario, viene messo a tacere considerato che la somma viene del tutto recuperata. Tuttavia per Francesco non vi sarà più modo di poter frequentare la scuola esterna, poiché il Direttore non gli concederà più in alcun modo il permesso di uscire dall'Istituto dopo quello che è successo. Dopo questi fatti Francesco si è chiuso in sé stesso rifuggendo qualsiasi tipo di colloquio, anche con i propri compagni. A questo punto la situazione è critica. Certo la possibilità di un contatto con il mondo esterno doveva funzionare da valvola di scarico e soprattutto doveva creare un ponte fra il mondo introverso di Francesco e l'esterno. Il contatto con i ragazzi "normali" doveva favorire la socializzazione, fattore molto importante nella rieducazione del ragazzo. Purtroppo, almeno per ora, non si potrà più ottenere.

 

GIUSEPPE

Di anni 13, il minore presenta uno sviluppo psicofisico molto inferiore all'età, caratterizzato da infantilismo. Le capacità di apprendimento sono assai scarse. La madre, ormai separata dal convivente, si dimostra tuttavia interessata al figlio, anche se è incapace a dargli una guida pedagogicamente valida. Il nucleo familiare, composto oltre che da Giuseppe e dalla madre, da altri cinque fratelli, vive in gravi ristrettezze economiche e occupa un piano rialzato, sudicio e buio. Giuseppe quando arrivò in Istituto era irriconoscibile: i capelli, ispidi, erano invasi da parassiti di ogni genere, ed era così sporco da non potersi riconoscere il colore della pelle. Adesso, invece, prima di andare a letto si lava i denti e si fa la doccia. Un profondo cambiamento ha subito anche il comportamento; infatti, non è più litigioso e appartato come i primi tempi, ma si è perfettamente inserito nell'ambito del suo gruppo. A scuola, purtroppo, le cose non sono andate così bene come nell'ambito comportamentale. In seno all'Istituto frequenta la terza elementare nonostante l'età. Dispone di un patrimonio lessicale estremamente esiguo. Si esprime quasi sempre in dialetto, legge molto stentatamente anche brani molto semplici. Per iscritto si esprime in modo confuso e sgrammaticato; nel calcolo ha gravissime difficoltà. Si potrebbe definire, in sostanza, un "debole mentale". Tuttavia è già un fatto positivo che non abbia rifiutato l'approccio con questo nuovo sistema di vita che è l'Istituzionalizzazione. Dal punto di vista scolastico si spera di poter fornire a Giuseppe degli stimoli positivi in modo da potergli permettere di avere in futuro uno sviluppo equilibrato del carattere e di superare il notevole ritardo scolastico.

 

B. GIUSEPPE.

Di anni 15, all'età di due anni ha frequentato la scuola materna e a sei quella elementare. In quel periodo i genitori hanno dovuto emigrare in Germania lasciandolo ai nonni in così tenera età. Va da sé che il piccolo Giuseppe si sia affezionato ai nonni. Nell'anno scolastico 1979/80 si è iscritto alla prima media di N. Nello stesso anno si è recato in Germania a trovare i genitori; proprio in quel periodo hanno avuto inizio i suoi problemi con loro. Infatti, dopo una discussione alquanto animata, si è allontanato da casa per cinque giorni. Rientrato al suo paese natale, ha proseguito gli studi con mediocre profitto. Nel frattempo i genitori sono rientrati definitivamente in Italia; il papà ha acquistato un bar conducendo una vita abbastanza agiata. E' un uomo bonario e molto comprensivo. La madre, invece, molto autoritaria, ha cercato di riallacciare quasi con prepotenza i rapporti con il figlio che ormai ha dodici anni e dal quale è stata separata da dieci, cercando di ignorare che durante questo lungo periodo di assenza egli si è ormai affezionato ai nonni. Com'era logico pensare, Giuseppe ha rifiutato questa imposizione innescando purtroppo una disastrosa reazione da parte della madre la quale proibisce, di punto in bianco, al figlio di frequentare i nonni (che tra l'altro vivono nella stessa casa).La controreazione di Giuseppe è stata altrettanto dura e immediata: quasi sempre sta fuori di casa, anche per alcuni giorni per poi ritornare a casa senza neanche dire dove sia stato e con chi.A questo punto viene ricoverato in Istituto per evidente disadattamento. In Istituto Giuseppe si comporta da ragazzo modello; frequenta la Scuola media con un buon profitto, è diligente, studioso, non litiga mai con nessuno. All'interno dell'Istituto fa parte del Consiglio degli Anziani dove spesso prende la parola senza alcun imbarazzo e con un linguaggio molto sciolto e corretto. I suoi problemi riaffiorano immancabilmente quando, finita la scuola, deve ritornare a casa dai genitori. Durante i due anni precedenti, ogni quindici giorni, si recava a casa per brevi visite (un giorno o due) e si sperava in tal modo di permettere ad ambo le parti di riallacciare quel rapporto che era stato perduto, poiché finita la terza media a casa ci doveva rimanere per sempre. Ma ecco che trascorsi tre mesi dalla sua dimissione Giuseppe ritorna in Istituto deciso fermamente a rimanervi per tutta la durata dei suoi studi superiori. Giuseppe non aveva superato il suo trauma. Inutili sono stati i nostri tentativi per convincerlo a ritornare a casa. Anzi, lui stesso di sua iniziativa, ha scritto una lettera la Giudice dei Minori di * pregandolo di farlo rimanere in Istituto. Si viene a sapere che il papà, in seguito a questo avvenimento, è stato ricoverato in Ospedale per un attacco di cuore. Ma alla fine vince Giuseppe. D’accordo con l'amministrazione, sentito il parere del Giudice del Tribunale Minorile e dell'Assistente Sociale, Giuseppe rimase in Istituto ancora per un paio di mesi allo scopo di "calmare gli animi" e permettere così a tutti una più serena riflessione.

 

F. GIUSEPPE

di anni dodici, frequenta la prima elementare (che ha già ripetuto per la terza volta). E' un ragazzo dal punto di vista fisico, normalmente sviluppato ma che denuncia gravi carenze nella sua cultura di base ed un’esasperante lentezza nell'apprendimento. Socialmente si è ben saputo inserire all'interno del suo gruppo scolastico e nei suoi rapporti generali con il mondo esterno. Il suo linguaggio è molto povero e si esprime sempre in dialetto. L'handicap di Giuseppe si può definire, dunque, culturale. Di lui si scrive: "... presenta un ritardo generale particolarmente accentuato per quanto riguarda l'apprendimento scolastico, discreta, invece, la capacità di partecipare alla vita comunitaria".

Nel calcolo matematico ha gravissime difficoltà e conosce solo la tabellina dell'uno, del due e del tre. Non posso descrivere qui di seguito tutti gli interventi di sostegno messi in atto nel corso di due anni per ragione di spazio, ma posso citarne alcuni. Per avviarlo alla scrittura ho insistito molto con il completamento di figure alle quali si devono aggiungere alcune linee ( rette oppure oblique o tonde secondo il caso). Oltre a ciò, numerosi esercizi di fonetica per abituarlo ad un corretto uso del linguaggio. Quindi si è avviato il ragazzo alla lettura mediante il metodo globale. Sa contare fino a 30 - 40 ma non riesce a fare il calcolo inverso e incontra enorme difficoltà nelle quattro operazioni. Sconosce la propria data di nascita.

 

MAURO

Di anni tredici, frequenta la terza Media di S. E' sordastro: i primi dubbi circa la sordità del bambino sono stati manifestati dalla madre, quando frequentava la scuola materna. All’età di tre anni è stato visitato da un otorino il quale ha diagnosticato una ipoacusia percettiva bilaterale; è stata consigliata la protesi. A scuola dimostra buona volontà: in classe non ha avuto difficoltà a stabilire relazioni con i compagni e neanche con gli insegnanti. Del resto i compagni non sono rimasti insensibili ai problemi di Mauro e si prestano tutt'ora volentieri ad apportargli l'aiuto necessario, quando c'è né bisogno. Lo sviluppo fisico di Mauro è stato abbastanza normale ed il coordinamento motorio abbastanza sviluppato. Il linguaggio è povero, ma riesce a farsi capire; trova difficoltà nella comunicazione verbale in quanto, tipico nei sordastri, elimina alcuni suoni. Sa scrivere, ma compie molti errori di forma e di grammatica; sa strutturare le frasi in modo elementare. Non ha difficoltà ad orientarsi nel tempo e nello spazio. All'inizio dell'anno gli Insegnanti del Consiglio di Classe hanno concordato la seguente linea di azione:

 

a - di far partecipare Mauro a tutte le attività di classe senza isolarlo.

b - fare leva nel suo interesse per il disegno e sulla sua passione per lo sport.

c - fissare degli obiettivi raggiungibili e verificabili.

d - utilizzare metodi di apprendimento e sussidi che più gli si confanno.

E' stato particolarmente curato, inoltre, il rafforzamento di tutte le capacità per permetterli di raggiungere la massima autonomia. A tale scopo sono state utilizzate schede per lo sviluppo della capacità verbale, delle capacità logiche, per l'arricchimento del lessico e l'acquisizione di nozioni fondamentali. Nell'impossibilità di descrivere tutte le metodologie usate per il recupero di Mauro, si riporta qui di seguito un’unità didattica così come è stata strutturata e condotta. La presente documentazione è relativa allo studio di una fiaba di Esopo. E' stata presa in esame, poiché ha suscitato molto interesse in Mauro questo tipo di lettura. Forte di questa motivazione ho suddiviso il lavoro in due parti in modo da coinvolgere più materie curriculari.

Prima parte: Analisi della lettura - Lettere.

Seconda parte: Rappresentazione grafica - Ed. Artistica

Durante la prima fase mi sono proposto di raggiungere, nel limite del possibile, i seguenti obiettivi:

-sviluppo delle capacità di lettura e comprensione del testo.

- possibile recupero ortografico, lessicale e sintattico.

- acquisizione di un corretto linguaggio verbale.

- acquisizione del linguaggio grafico. I

 

Il lavoro si è protratto per circa otto ore, poiché il ragazzo è stato assente per motivi di salute. Il testo proposto, tratto da una fiaba di Esopo, s'intitola la capra ed il capraio. Durante la rappresentazione grafica Mauro ha dato un’interpretazione del tutto personale alle varie scene. Innanzi tutto ha suddiviso la fiaba in quattro scene rappresentanti le diverse parti della giornata del pastore. In questa fase del lavoro si è fatto presente a Mauro come anche il colore possa esprimere, sempre riferendoci allo stesso personaggio, i diversi momenti di una giornata ( pieno giorno, pomeriggio, imbrunire, sera). Dopo aver riletto la fiaba cercando di individuare le scene o i momenti principali da rappresentare con il linguaggio grafico, è seguita l'individuazione dei personaggi e il loro studio particolareggiato dell'espressione e del gesto. Inoltre, come si è detto prima, ha avuto grande importanza lo studio dei diversi ambienti, inteso come momenti di una giornata. Alla rappresentazione grafica è seguito il testo scritto. Questa parte del lavoro ha comportato alcune difficoltà superate in gran parte collegando il testo con le scene già rappresentate graficamente. Nella verifica sono stati analizzati e confrontati i due diversi linguaggi: pittorico e scritto e Mauro si è reso conto, in tal modo, di persona dell'esistenza di linguaggi diversi, della possibilità di comunicare a diversi livelli.

Infine, a sua piena gratificazione, Mauro è stato invitato ad esporre in classe, dinanzi a tutti i suoi compagni, le vicende della fiaba. Dopo un intero anno di lavoro con lui posso dire che nonostante i grossi condizionamenti, il ragazzo non solo ha migliorato la partecipazione alla vita scolastica, ma ha anche potenziato le sue capacità logiche ed espressive. Ha lavorato con ordine e precisione anche se in modo ancora meccanico. Inoltre ha realizzato qualche apprezzabile progresso a livello di comunicazione con i compagni e con gli insegnanti.

 

ROSA

Di anni quindici, frequenta la seconda classe della Scuola Media di S.

Sin dalla terza Elementare è stata seguita dall'Equipe medico - psicologica del Distretto scolastico di appartenenza. Ha un carattere molto aggressivo con atteggiamenti quasi di sfida che denota una deficienza affettiva e un ambiente socio-familiare molto carente dal punto dio vista pedagogico - affettivo. Inoltre ha una potenzialità intellettiva molto limitata e capacità mnestiche tali da non consentirgli un rendimento scolastico normale. Sin dall'inizio Rosa ha dimostrato un totale disinteressamento alle lezioni facendo di tutto per farsi esonerare da tale incombenza. Tanto che i suoi tre compagni di classe che assieme a lei facevano parte dello stesso gruppo di lavoro, stufi di essere disturbati della sua presenza mi hanno pregato di lasciarla in classe. Per un certo periodo ho accettato questo compromesso anche per poter studiare meglio il comportamento della ragazza. Intanto, nell'ultimo consiglio di classe tutti i colleghi erano concordi nel confermare il comportamento aggressivo e la totale mancanza di motivazione scolastica di Rosa. Inoltre, l'insegnante di religione che ben conosce la ragazza, affermava che fuori dell’ambiente scolastico era solita frequentare compagnie poco rassicuranti. Approfittando della presenza a scuola della prof.ssa C. Psicologa e facente parte dell'Equipe, abbiamo cercato di scoprire la remota causa del suo comportamento così negativo nei confronti della scuola e di tutto ciò che ad essa è attinente. Abbiamo così scoperto che dal suo punto di vista tutti gli insegnanti sono "contro di lei", che era un'incompresa, che faceva i compiti (anche se sbagliati) ma nessuno si degnava mai di guardarli e infine, che a casa non aveva mai tempo per studiare, poiché doveva accudire a ben otto fratelli e che, per finire, doveva andare a lavorare come aspirante parrucchiera. Infine si è lamentata di un'insegnante delle elementari che la puniva sempre e non le dava mai retta. In effetti, il non aver preso per il verso giusto un elemento sensibile come Rosa, è stato un grave errore da parte dei vari educatori che in passato l'hanno avuta come allieva, poiché nella mente della ragazza via via che passavano gli anni si è formato un concetto negativo della figura dell'insegnante; e tutto ciò Rosa ha reagito nel modo che conosciamo, dichiarando guerra a tutti gli insegnanti, disturbando e criticando chiunque a causa dei "soprusi" di cui si sentiva vittima. A questo punto ho offerto a Rosa un'ultima possibilità per integrarsi, anche se l'anno scolastico ormai volgeva al termine e cioè di occuparmi di lei singolarmente (d’accordo con gli altri insegnanti) fintanto che non abbia raggiunto un qualche risultato concreto. Ma quello che più sarebbe contato è senza dubbio, al di fuori di ogni risultato scolastico, la rinnovata fiducia di Rosa nei confronti degli insegnanti e della società.  

 

 


 

PARTE TERZA

 

Nelle pagine seguenti sono riportate alcune schede da me abitualmente usate e che mi hanno aiutato a rilevare il grado di maturazione raggiunto dall'allievo o di evidenziarne eventuali difficoltà nelle varie discipline.

 

 

SCHEDA PERSONALE

 

 

SCHEDA PERSONALE DELL'ALUNNO:____________________________

 

SCUOLA MEDIA___________________________

 

ANNO SCOLASTICO:________________________

 

PROFILO DELL'ALUNNO:

 

LIVELLI DI APPRENDIMENTO:___________________________________________________ ___________________________________________________

 

CARENZE RISCONTRATE:___________________________________ ___________________________________________________

 

DIFFICOLTA' NELLA LETTURA

(Comprensione e commento)____________________________________________

 

DIFFICOLTA' NELLA SCRITTURA E NELLO SVILUPPO DELLE CAPACITA' LOGICO-MATEMATICHE.

____________________________________________________________________

 

 

DIFFICOLTA' NEL COMPORTAMENTO MOTORIO E NELLA PERCEZIONE SPAZIO-TEMPORALE.________ _____________________________________________________

 

DIFFICOLTA' SPECIFICHE E/O GENERALI NELL'AMBITO COGNITIVO.________________________________________________________

VALUTAZIONE___________________________________________

 

VALUTAZIONE

 

________________________________________________________________________________________________________________

 

 

 

 

 

QUESTIONARIO DI FRANCESE

 

LA TUA CASA

 

(Sottolinea la condizione che ti interessa)

 

Type de logement: Mansarde, studio, appartament, chambre en famille, box,  box, chambre indèpendante, bureau, maison de campagne, villa.

Immeuble: Moderne, ancien, rènovè datant du dèbut du sieclè, luxe, jamais habitè, avec/sans ascenseur.

 

Position: Centre ville, campagne, pèriphèrie, quartier chic, aere, populaire, à la mode, residentiel.

 

Dimension: Duplex, grande surface, mini studio.

 

Confort: Balcon, jardin, chèminee, chauffage, central, interphone, insonorisation, isolation termique, sans services, moquette

 

Comodités et services: E'cole, coummerces, transports, supermarché, jardins.

 

ALUNNO:_________________________________

CLASSE :__________________________________

DATA :___________________________________

 

QUESTIONARIO DI  GEOMETRIA

 

ALUNNO:_________________________________

CLASSE :__________________________________

DATA :___________________________________

 

- DEFINIZIONE DI TRIANGOLO:_______________________________________________________________________________________________

- QUANDO DUE FIGURE SI DICONO SIMMETRICHE:_______________________________________________________________________________

- DEFINIZIONE DEL CUBO:___________________________________________________________________________________________________

- COME SI OTTIENE LA DIAGONALE DI UN CUBO:________________________________________________________________________________

- DEFINIZIONE DELLA PIRAMIDE:_____________________________________________________________________________________________

- QUANDO UNA PIRAMIDE SI DICE REGOLARE:__________________________________________________________________________________

- DEFINIZIONE DI UN CILINDRO:______________________________________________________________________________________________

- DISEGNA UN TRIANGOLO E INDICA QUALI SONO I LATI, IN VERTICI E GLI ANGOLI:_________________________________________________

- DISEGNA UNA CIRCONFERENZA , DUE CORDE E UN RAGGIO:____________________________________________________________________

 

GRAMMATICA

 

In ciascun gruppo di parole troverai alcune coppie di parole che hanno lo stesso significato (o un signidicato molto simile). Indicale con un segno uguale davanti a ciascuna di esse.

                

CALORIFERO  FAVILLAPORTA   SCENDERETRAMBUSTOPISTOLA   TARTARUGASCHIENASCOLARO
TERMOSIFONE CAPPELLO NUBE PELANDRONESCONQUASSOGUERRA BREZZACEFFONEMAESTRA
FELICITA'CALVOUSCIO RICOVEROCASTIGOVOGLIA VENTICELLOSCHIAFFOALUNNO
PASTRANOCAPELLIROCCIA SCANSAFATICHEOMBRASEDIE TESTUGGINECAREZZAPALESTRA
FAZZOLETTOSCINTILLAPIOGGIA SMONTAREVENTICELLORIVOLTELLA INGLESEABBRACCIOINSEGNANTE
CONTENTEZZACOPRICAPOVENTO MEDICOPUNIZIONEDESIDERIO FRANCESEDORSOSCUOLA
CAPPOTTORASOLIOFORTEZZA DOTTOREQUIETEPACE PILACOMPUTERURAGANO
FEBBREPELATONUVOLA RIFUGIOCALMASEGGIOLE BATTERIACALCOLATORETEMPESTA

                                      

                         

ALUNNO:_________________________________

CLASSE :__________________________________

DATA :___________________________________

          

QUESTIONARIO DI  GEOGRAFIA

 

ALUNNO:_________________________________

CLASSE :__________________________________

DATA :___________________________________

 

Metti una crocetta accanto alla risposta esatta.

1. Le Baleari si trovano:

  1. Nel Mare Mediterraneo

  2. Nel Mare del Nord

  3. Nel Mare Egeo

2. Il Bosforo si trova tra...

  1. Il Mare Egeo e il Mare Mediterraneo

  2. Il Mar Nero e il Mare d' Azov

  3. Il Mar di Marmara e il Mar Nero

3. Gibilterra si trova tra...

  1. L'Oceano Atlantico e il Mare Mediterraneo

  2. Il Mare del Nord e il Mar Baltico

  3. L'Oceano Atlantico e il Mare del Nord

4. I Monti Pennini si trovano...

  1. In Italia

  2. In Gran Bretagna

  3. In Francia

5. I Pirenei si trovano...

  1. In Italia

  2. In Gran Bretagna

  3. In Francia

 

6. Le Alpi Dinariche si trovano...

  1. In Svezia

  2. In Romania

  3. In Yugoslavia

7. Il lago di Balaton si trova in...

  1. In Ungheria

  2. In Polonia

  3. In Cecoslovacchia

PROVA OGGETTIVA DI MATEMATICA

 

ALUNNO:_________________________________

CLASSE :__________________________________

DATA :___________________________________

 

  1. Sostituisci ai puntini il numero intero in modo che il risultato sia esatto. Es. 20x...=80 sarà 20x4=80

15 +...=19                       35 x ...=105                 98 - ...=88                     22 x ...= 44                           55 + ...= 63                            ... : 10= 0

 

51 - ... = 44                    66: ...=22

 

     b. Sostituisci ai puntini 10, 100, 1000 in modo che il risultato sia esatto. Es. 9 x ...=90  sarà 9 x 10=90

 

88 x ...=8800                  780 : ...=78                   75 x ...=750                   98,99 x ...=989,9                   ... :10=100                             8 : ...=0,08

 

     c. Indica l'operazione esatta segnandola con una crocetta. 

154+76= ...     a.  230;  b. 330;   c. 203

21 x 24= ...      a. 604;   b. 504;  c. 276 

24 - 24= ...      a.   14;   b.    0;   c. 44

1340+ 67=...   a. 1307;  b. 1407; c. 1507

13 x 13=...       a. 119;   b. 169;   c. 219

130 - 630=...   a. 720;   b. 110;   c. non si può fare

 

d. Segna con una crocetta la risposta giusta.

- Un quadrilatero ha: a. due lati;      b. tre lati;      c. quattro lati;

- Nel rombo i lati sono: a. tutti uguali;    b. uguali a due a due;    tutti disuguali;

 

COMPRENSIONE DELLA LETTURA

 

ALUNNO:_________________________________

CLASSE :__________________________________

DATA :___________________________________

 

Leggi attentamente il seguente brano, tratto da "Il tempo di marzo" di Francesco Chiesa.

 

Titolo: Lo sciame delle api.

 

Ero disceso nel giardino, quando mi acorsi di un rumore insolito, come se l'aria tremasse: un rumore che veniva  dalla parte degli alveari.

Mi avvicino e vedo tutte le api fuori, furiose e lucenti. Torno indietro impaurito e mi metto a chiamare con quanta voce avevo in petto.

Lo zio comparve dopo poco alla finestra. "Che diavolo c'è? - Casca il mondo?"   

"Zio, Le api fuggono!". Fu come se avessi detto una parola magica. Lo zio scese in fretta la scala, attraversò come un fulmine il cortile, 

poi stette un secondo a guardare per rendersi conto dell'accaduto. Subito tornò verso casa, chiamando a gran voce la Tecla e la Luisa 

che portassero questo, che portassero quello.Le api luccicavano nel cielo come chicchi di grano lucenti lanciati da una pala nel sole. 

In quel momento fui colpito da un gran fracasso che veniva dalla parte della casa; ed ecco la tecla e la Luisa che arrivano correndo 

come pazze, l'una con un secchio, l'altra con un coperchio di rame; e giù colpi disperati. La Luisa con una chiave, Tecla col mattarello 

della polenta.. Tam ...Tam...

Stordite da quel rumore le api smettono di fuggire e si fermano sul ramo di un pero formando un grande grappolo. Lo zio riprenderle e 

metterle nuovamente nell'arnia.

 

Ora che hai letto il brano, rispondi alle seguenti domande, mettendo una crocetta (fra le quattro) a quella che ti sembra la risposta giusta.

 

Parte prima.

 

- Dove si trovava l'autore quando sentì il ronzio delle api?

a. a casa;          

b. in campagna;

c. in giardino;

d. per strada;

 

- Cosa fece lo zio quando seppe che le api fuggivano?

a. si mise a correre;

b. scese in fretta le scale e attraversò il cortile; 

c: si mise a gridare;

d. si mise a piangere;

 

- Chi sono secondo te la tecla e la Luisa?

a. due governanti;

b. due amiche dello zio;

c. vicine di casa;

d. sorelle dello zio;

 

- Cosa fecero la Tecla e la Luisa?

a. gridavano spaventate;

b. facevano un gran rumore con le pentole ed i coperchi;

c. piangevano perchè le api fuggivano;

d. erano spaventate dalle api;

 

- Cosa fecero le api dopo quel fracasso?

a. fuggirono impaurite;

b. attaccarono lo zio infuriate;

c. smisero di fuggire e si attaccarono ad un ramo;

d. ritornarono negli alveari;

 

- Arnia vuol dire:

a. casa delle api; 

b. macchina usata in agricoltura;

c. mafgazzino;

d. scaffale per riporre gli attrezzi;

 

Parte seconda.

Adesso sbarra con una crocetta la lettera "V" o la lettera "F" a seconda che la definizione sia vera o falsa.

 

  1. FRACASSO vuol dire gran rumore.  .................V    F

  2. STORDITO vuol dire avere mal di testa ...........V    F

  3. IL FULMINE è un gran lampo di luce provocato dallo scontro di due nubi. .........V    F

  4. IL MATTARELLO è un attrezzo di legno usato in cucuna...........................V    F

QUESTIONARIO DI FRANCESE (2)

 

ALUNNO:_________________________________

CLASSE :__________________________________

DATA :___________________________________

 

  1. Comment tu t'appellent? _______________________________________________________________________________

  2. Comment s'appelle ta soeur? ____________________________________________________________________________

  3. Quel est ton numero de telephone?_______________________________________________________________________

  4. Quand est-ce-que ton anniversaire? ______________________________________________________________________

  5. Ou est-ce-que tu habites? ______________________________________________________________________________

  6. A quelle heure allez vous au cinema? _____________________________________________________________________

  7. A quelle heure part l'avion pour Paris? ____________________________________________________________________

 

BIBLIOGRAFIA

 

- Valutazione scolastica e scheda dell'alunno.   F. Montuschi  -  La Scuola , Brescia

- Il bambino cerebropatico.  L. Not - La scuola, Brescia

- Disadattamento.    G. Vico  - La Scuola, Brescia

- Psicologia e Pedagogia.  G. Crucon -   La Scuola, Brescia

- Apprendimento della lettura e dislessia.  A. Jadoulle - Armando Editore

- La scoperta del bambino. M. Montessori - Garzanti

- L'insegnamento della lettura col metodo globale.  R. Dottrens - E. Margairaz   Loescher Edit.

- Sviluppo del linguaggio e ambiente sociale. Parisi Edit.  La nuova Italia


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